ngc 2997
european southern observatory
La vita delle società, in cui regnano le moderne condizioni di produzione, si annuncia come un immenso accumulo di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è trasferito in una rappresentazione.
Lo spettacolo nella sua totalità, è risultato e progetto del mondo della produzione esistente. Non è supplemento del mondo reale,
la sua decorazione sovrastante; è il punto focale dell'irrealismo della società reale.
Considerato nei suoi veri termini, lo spettacolo è l'affermazione dell'apparenza e l'affermazione di ogni vita umana come semplice apparenza. Ma la critica che coglie la verità dello spettacolo, scopre la sua visibile negazione della vita; come negazione della vita che si è resa visibile.
Lo spettacolo non può essere interpretato come inganno del mondo visivo, prodotto delle tecniche di diffusione massiva delle immagini: è piuttosto una visione del mondo oggettivizzata.
Nello spettacolo, una parte del mondo si rappresenta davanti al resto e gli è superiore. Lo spettacolo non è che il linguaggio di questa divisione. Ciò che lega gli spettatori fra di loro è solo un rapporto irreversibile nel punto focale per mantenere meglio il proprio isolamento. Lo spettacolo riunisce il diviso, ma lo unisce in quanto diviso.
Lo spettacolo non consiste di un insieme d'immagini, ma di un rapporto sociale fra persone, mediato dalle immagini.
Sotto tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto dei divertimenti, lo spettacolo costituisce l'attuale modello della vita socialmente dominante.
Il bisogno del denaro è dunque il vero bisogno prodotto dall'economia politica, e il solo bisogno che essa produce.

Il bisogno di imitazione che prova il consumatore è precisamente il bisogno infantile, condizionato da tutti gli aspetti del suo spossessamento fondamentale…. Il bisogno anormale di rappresentazione compensa qui un sentimento torturante di essere ai margini dell'esistenza.

La società portatrice di spettacolo non domina solo attraverso l'egemonia economica le regioni sottosviluppate. Le domina in quanto società dello spettacolo. Laddove la base materiale non è ancora presente, la società moderna ha invaso in modo spettacolare la superficie sociale di ogni continente.

Il mondo possiede già il sogno di un tempo di cui adesso deve possedere la coscienza per viverlo realmente.

Mons. Bowman
Vescovo della Florida

Questa lettera è stata pubblicata originariamente nel 1998, ed è stata fatta circolare in Internet da varie associazioni cattoliche americane.


Signor Presidente, noi americani siamo bersaglio del terrorismo perché sosteniamo tutte le dittature. Racconti la verità al popolo, Signor Presidente, sul terrorismo. Se le illusioni riguardo al terrorismo non saranno disfatte, la minaccia continuerà fino a distruggerci completamente. La verità è che nessuna delle nostre migliaia di armi nucleari può proteggerci da queste minacce. Nessun sistema di Guerre Stellari (non importa quanto siano tecnologicamente avanzate né quanti miliardi di dollari vengono buttati via con esse) potrà proteggerci da un'arma nucleare portata qui su una barca, un aereo, la valigia o un'auto affittata. Nessuna arma del nostro vasto arsenale, nemmeno un centesimo dei 270 miliardi di dollari spesi ogni anno nel cosiddetto "sistema di difesa" può evitare una bomba terrorista. Questo è un fatto militare. Signor Presidente, Lei non ha raccontato al popolo americano la verità sul perché siamo bersaglio del terrorismo quando ha spiegato perché avremmo bombardato l'Afganistan e il Sudan. Lei ha detto che siamo bersaglio del terrorismo perché difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani nel mondo. Che assurdità, Signor Presidente!
Noi siamo bersaglio dei terroristi perché, nella maggior parte del mondo, il nostro governo difende la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento umano. Siamo bersaglio dei terroristi perché siamo odiati. E siamo odiati perché il nostro governo ha fatto cose odiose.
In quanti paesi agenti del nostro governo hanno deposto dirigenti eletti dal popolo, sostituendoli con militari-dittatori, marionette desiderose di vendere il loro popolo a corporazioni americane multinazionali? Abbiamo fatto questo in Iran quando i marines e la Cia deposero Mussadegh perché aveva intenzione di nazionalizzare il petrolio. Lo sostituimmo con lo scià Reza Pahlevi e armammo, allenammo e pagammo la sua odiata guardia nazionale Savak, che schiavizzò e brutalizzò il popolo iraniano per proteggere l'interesse finanziario delle nostre compagnie di petrolio. Dopo questo sarà difficile immaginare che in Iran ci siano persone che ci odiano?
Abbiamo fatto questo in Cile. Abbiamo fatto questo in Vietnam. Più recentemente, abbiamo tentato di farlo in Iraq. E, ovviamente, quante volte abbiamo fatto questo in Nicaragua e nelle altre Repubbliche delle banane dell'America Latina? Una volta dopo l'altra, abbiamo destituito dirigenti popolari che volevano che le ricchezze della loro terra fossero divise tra il popolo che le ha prodotte. Noi li abbiamo sostituiti con tiranni assassini che avrebbero venduto il loro popolo per ingrassare i loro conti correnti privati attraverso il pagamento di abbondanti tangenti affinché la ricchezza della loro terra potesse essere presa da imprese come la Sugar, la United Fruits Company, la Folgers e via dicendo. Di paese in paese, il nostro governo ha ostruito la democrazia, soffocato la libertà e calpestato i diritti umani. E' per questo che siamo odiati in tutto il mondo. Ed è per questo che siamo bersaglio dei terroristi. Il popolo canadese gode di democrazia, di libertà e di diritti umani, così come quello della Norvegia e Svezia. Lei ha sentito mai dire che un'ambasciata canadese, svedese o norvegese siano state colpite da attentati dinamitardi?
Noi non siamo odiati perché pratichiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani. Noi siamo odiati perché il nostro governo nega queste cose ai popoli dei paesi del Terzo Mondo, le cui risorse fanno gola alle nostre corporazioni multinazionali. Quest'odio che abbiamo seminato si ritorce contro di noi per colpirci sotto forma di terrorismo e, in futuro, terrorismo nucleare. Una volta compresa la verità sul perché dell'esistenza della minaccia, la soluzione diventa ovvia. Noi dobbiamo cambiare le nostre pratiche. Liberarci delle nostre armi (unilateralmente, se necessario) migliorerà la nostra sicurezza. Cambiare in modo drastico la nostra politica estera la renderà sicura.
Invece di mandare i nostri figli e figlie in giro per il mondo per uccidere arabi in modo che possiamo avere il petrolio che esiste sotto la loro sabbia, dovremmo mandarli a ricostruire le loro infrastrutture, fornire acqua pulita e alimentare bambini affamati. Invece di continuare a uccidere migliaia di bambini iracheni tutti i giorni con le nostre sanzioni economiche, dovremmo aiutare gli iracheni a ricostruire le loro centrali elettriche, le stazioni di trattamento delle acque, i loro ospedali e tutte le altre cose che abbiamo distrutto e abbiamo impedito di ricostruire con le sanzioni economiche.
Invece di addestrare terroristi e squadroni della morte, dovremmo chiudere la nostra "School of the Americas". Invece di sostenere la ribellione e la destabilizzazione, l'assassinio e il terrore in giro per il mondo, dovremmo abolire la Cia e dare il denaro speso da essa ad agenzie di assistenza.
Riassumendo, dovremmo essere buoni invece che cattivi.
Chi tenterebbe di trattenerci? Chi ci odierebbe? Chi vorrebbe bombardarci?
Questa è la verità, Signor Presidente. E' questo che il popolo americano ha bisogno di ascoltare.



Un breve commento di Tanija Madòtchka

Purtroppo, finché le campagne elettorali dei candidati alla presidenza saranno finanziate dalle varie corporazioni multinazionali (dall'industria degli armamenti, dalle compagnie petrolifere, dagli aspiranti monopolisti delle sementi transgeniche, dai produttori di pesticidi e dai giganti dell'industria farmaceutica e di quella alimentare, per dirne qualcuna) ed appoggiate con mistificatoria propaganda dai più potenti media (spesso di proprietà degli stessi soggetti o di loro alleati), temo che saranno tempi duri, anzi molto duri. Si tratterà infatti sempre e solo dei loro candidati per cui non si potrà parlare di vera democrazia. Il conflitto di interessi è proprio questo ed il caso italiano ne è solo un esempio particolarmente spudorato.

Un accorato appello:

Interessarsi alla politica ed opporsi all'avanzata di questo nuovo, barbaro, feudalesimo, è diventato ormai questione irrinunciabile per il futuro nostro, dei nostri figli e per la salute del pianeta che, non dimentichiamolo, è per noi condizione necessaria alla vita. Di questo i ricchissimi, potentissimi e dissennati saccheggiatori che ci governano, nel loro delirio di onnipotenza, sembrano non rendersi conto e si comportano come incoscienti e miopi predoni.
Chissà, forse seguono un ideale di forza e potenza pensando di emulare così la natura che da sempre premia gli animali più forti e quelli più capaci di riconoscere la realtà (e qui casca l'asino!). Le fiere però agiscono all'interno di un equilibrio naturale, mantenendolo e favorendolo, non sovvertendolo e distruggendolo.
Se pretendiamo di essere animali consapevoli e razionali, capaci cioè di prevedere e prevenire le conseguenze delle nostre azioni, dobbiamo guardare più in là del nostro naso e valutare l'impatto a lunga scadenza delle nostre scelte.
Ormai è dimostrato: il liberismo transnazionale praticato senza regole dagli odierni oligarchi, va contro le vere politiche pluraliste e liberali: impoverisce la società, favorisce i monopoli, asseconda personaggi corrotti e senza scrupoli ed agevola gli interessi della malavita organizzata. Sarebbe più che mai urgente la costituzione di un Tribunale Internazionale, che controllasse l'operato delle multinazionali nei vari paesi al fine di garantire ovunque i diritti dei lavoratori, impedire il saccheggio delle risorse, punire ogni sopruso ed obbligarle al risarcimento ed al risanamento dei danni ambientali, eventualmente causati.
A proposito del degrado del nostro pianeta, si sentono a volte alla tv o sui giornali, discorsi deliranti sul futuro dell'uomo destinato, dicono, alla colonizzazione dello spazio. Ma non diciamo baggianate! La terra è l'unico pianeta vivibile nel raggio di anni luce. (L'ipotizzata impresa di rendere Marte abitabile è attualmente fuori da ogni realtà. Gli astronauti che eventualmente lo raggiungessero, sarebbero in condizioni di salute così precarie da non riuscire a reggersi in piedi, altro che colonizzarlo.)
Viviamo un momento in cui ogni scelta assume particolare importanza e gravità.
Stiamo dunque in guardia, non permettiamo che qualcuno diventi così potente da far paura. Non fidiamoci di chi promette sicurezza ma divulga l'odio, predica la pace ma diffonde la guerra. Non diamo per scontata la democrazia, ricordiamoci che è un sistema basato sull'uguaglianza dei diritti, ma anche dei doveri di fronte alla legge, sulla divisione dei poteri, sull'indipendenza della magistratura, sul pluralismo dell'informazione ed il rispetto della dissidenza.
Quando i potenti di un paese che si dice democratico, non devono più rispondere ai magistrati delle loro azioni illegali (vedi lodo Schifani), cosa li differenzia dai comuni tiranni di una volta? Chi può a quel punto difendere i diritti dei cittadini dai soprusi di uno di quei potenti?
L'hanno anche dichiarato pubblicamente: "chi non è con noi è contro di noi, e gliela faremo pagare." (G.W.Bush all'inizio della guerra in Iraq). Queste parole minacciose ricordano molto i metodi di persuasione di certi boss mafiosi.
Affinché la politica non diventi Cosa Nostra, facciamola diventare cosa nostra.
Anche se, come moltissime persone, non ci sentiamo rappresentati da un partito in particolare, cerchiamo comunque di tenerci informati (ovviamente non sulle TV e sui giornali del Presidente del Consiglio e dei suoi lacchè,) sulle decisioni che vengono prese sulla nostra pelle e se non ci piacciono facciamoci sentire.


Tanti auguri di un futuro migliore,
ma molto dipenderà anche da noi!


Un abbraccio, Tanjia


Guy Debord
Da: La società dello spettacolo
1968 De Donato editore

Ottuso: più aperto che retto

 

Richard P. Feynman (Nobel per la fisica 1965)
Da : Il senso delle cose
Adelphi

…...è un fatto che quando inizia a studiare scienza un ragazzo proveniente da una famiglia religiosa
entra regolarmente in crisi
…..
…impara quali siano le dimensioni dell'universo.

La grandezza dell'universo è davvero impressionante: noi siamo su una minuscola particella che gira vorticosamente attorno al Sole, uno tra i centomila soli di questa galassia, che è una in un miliardo di galassie. E poi impara quanto sia stretta la relazione tra noi e gli animali, tra le diverse forme di vita, e che l'uomo è solo l'ultimo arrivato sulla scena di un dramma vastissimo in continua evoluzione. Possibile che tutto il resto sia solo lo sfondo alla Sua creazione? E poi ci sono gli atomi, i mattoni di cui tutto è costituito secondo leggi immutabili. Niente può sfuggire.
Le stelle sono fatte di atomi, e anche gli animali sono fatti degli stessi atomi, ma combinati in una tale complessità da apparire misteriosamente vivi.
Che grande avventura contemplare l'universo, al di là dell'uomo, contemplare come sarebbe senza l'uomo, così com' è stato per quasi tutta la sua lunga storia, e quasi ovunque! Raggiungere finalmente questa visione obiettiva, apprezzando appieno il mistero e la maestà della materia, e poi puntare di nuovo la lente sull'uomo, visto come materia, guardare la vita come parte di questo profondo mistero universale, è un'esperienza rara ed esaltante. Solitamente si conclude in una risata, quando ci si arrende di fronte all'impossibilità di capire che cos'è mai questo atomo dell'universo, questa cosa - un atomo curioso - che guarda sé stesso e si meraviglia della propria meraviglia. Ebbene, queste visioni scientifiche finiscono in un senso di mistero, perse al margine dell'incertezza, ma appaiono così profonde e impressionanti da far sembrare la teoria che tutto sia solo un palcoscenico su cui l'uomo si dibatte tra bene e male, con Dio come spettatore, semplicemente inadeguata.
Qualcuno mi dirà che ho appena descritto un'esperienza religiosa. Chiamatela un po' come volete: usando lo stesso linguaggio potrei dire che l'esperienza religiosa del ragazzo è tale da essere difficilmente descritta e inclusa nella religione della sua Chiesa.
Il Dio della Chiesa non è abbastanza grande.

 

 

 

Feuerbach
prefazione alla seconda edizione de L'essenza del cristianesimo

Senza dubbio il nostro tempo… preferisce l'immagine alla cosa, la copia all'originale, la rappresentazione alla realtà, l'apparenza all'essere…Per esso sacra è solo l'illusione, ma ciò che è profano è la verità. Meglio ancora, il sacro ingigantisce ai suoi occhi in relazione al decrescere della verità e al crescere dell'illusione, cosicché il colmo dell'illusione è anche il colmo del sacro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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